La sfortuna di assomigliare a un parente che ha la fama del killer
La Scolia dalla fronte gialla rischia di essere uccisa da chi la confonde con il Calabrone gigante asiatico che in Italia non è nemmeno presente. Un errore alimentato anche da siti e mezzi di informazione che puntano sul sensazionalismo.

Fotografia di Daniel Villafruela. Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International. Fonte: Wikimedia Commons.

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BREVE STORIA DI TRE “VESPE”
E DI COME LA CATTIVA INFORMAZIONE NE INTRECCIA I DESTINI

CAPITOLO 1 – SCOLIA DALLA FRONTE GIALLA (Megascolia flavifrons)

Per le sue grandi dimensioni gli inglesi la chiamano Mammoth wasp, cioè Vespa mammuth, ma non è una vespa in senso stretto appartenendo alla famiglia degli Scoliidi e non dei Vespidi. Si tratta di un imenottero solitario quasi per nulla aggressivo verso l’uomo. Fondamentalmente si fa gli affari suoi che, nel caso della femmina, consistono nel ricercare le larve di qualche coleottero (in particolare lo Scarabeo rinoceronte) da paralizzare con il veleno per poi depositarne all’interno del corpo un proprio uovo. In tal modo la prole avrà il futuro assicurato. Gli insetti che adottano questa strategia vengono definiti parassitoidi.
Gli adulti di Scolia, invece, si nutrono di sostanze zuccherine come il nettare dei fiori e di conseguenza sono dei preziosi impollinatori.
La femmina (che raggiunge i 5 centimetri e talvolta li supera) è più grossa del maschio ed è dotata di grandi mandibole con cui trattiene le larve che fungeranno da nursery per i suoi figli. Inoltre ha un “testone” giallo, mentre quello del maschio è nero.

Scolia dalla fronte gialla o Vespa mammuth (Megascolia maculata)

Scolia dalla fronte gialla (fotografia: Bouba. Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported. Fonte: Wikimedia Commons).

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CAPITOLO 2 – IL CALABRONE ASIATICO (Vespa velutina)

Il nome ne sottolinea la provenienza che, in particolare, è il Sud-Est Asiatico. Una quindicina di anni fa questo calabrone lungo intorno ai 3 centimetri è stato introdotto accidentalmente dall’uomo nella Francia meridionale e da lì ha raggiunto l’Italia nel 2012. Essendo una specie alloctona non si tratta di una presenza positiva. Inoltre ha l’abitudine di attaccare gli alveari.

Calabrone asiatico (Vespa velutina)

Calabrone asiatico (fotografia: Charles J Sharp. Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International. Fonte: Wikimedia Commons).

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CAPITOLO 3 – IL CALABRONE GIGANTE ASIATICO (Vespa mandarinia)

Può raggiungere la lunghezza di 5 centimetri e anche qualcosa di più nel caso della regina. Anche questa vespa dalla grossa testa gialla non disdegna le incursioni negli alveari e inoltre, rispetto alla specie precedente, è più pericolosa per l’uomo a causa del suo veleno. A meno di essere appassionati entomologi è meglio non trovarsela davanti, ma per adesso in Italia si possono dormire sonni tranquilli perché è assente.

Calabrone gigante asiatico (Vespa mandarinia)

Calabrone gigante asiatico (fotografia: Alpsdake. Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported. Fonte: Wikimedia Commons).

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CAPITOLO 4 – ATTO FINALE

Ogni primavera molti siti e giornali online ingordi di click propongono articoli sensazionalistici e alquanto scorretti che vedono protagoniste le due specie di calabroni asiatici. Con titoli roboanti del tipo: “Arrivata in Italia la Vespa killer, “La vespa killer fa strage di api”, “Calabrone killer avvistato a…” e così via. Inoltre sui mezzi d’informazione l’ignoranza naturalistica non di rado regna sovrana. Per cui, anche quando l’articolo parla del Calabrone asiatico (V. velutina), sovente ad essere sbattuto in prima pagina è il più inquietante Calabrone gigante asiatico (V. mandarinia) che garantisce una maggiore audience. Poco importa, insomma, se quest’ultimo non ha mai varcato i nostri confini.
Tra l’altro, mentre i nomi scientifici (in latino) delle due specie sono ben differenziati, i nomi comuni (in italiano) favoriscono la confusione.
Il problema è che il Calabrone gigante asiatico, come detto, è caratterizzato da un testone giallo. Simile a quello che contraddistingue la femmina della nostrana e mite, ma altrettanto “gigantesca”, Scolia dalla fronte gialla. Nel complesso la somiglianza tra i due insetti è marginale, ma in alcuni casi è sufficiente a decretare la morte della povera Scolia, condannata solo perché possiede dei tratti in comune con un lontano cugino “ricercato vivo o morto” che, ironia della sorte, fa le sue scorribande da tutt’altra parte del mondo.

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NELL’IMMAGINE DI APERTURA (in alto): Scolia dalla fronte gialla (fotografia di Daniel Villafruela. Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International. Fonte: Wikimedia Commons).